L’isola di Cuba sta attraversando quella che molti osservatori descrivono come la crisi più acuta della sua storia moderna, ben oltre il “Periodo Speciale” degli anni ’90. Da gennaio 2026, si è registrato un punto di svolta decisivo: dopo l’intervento statunitense in Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro, Washington esercita la massima pressione e ha imposto un blocco energetico quasi totale sull’Avana, tagliando l’accesso al petrolio venezuelano che sosteneva l’economia cubana.
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ha dichiarato in una conferenza stampa che non ci sono colloqui in corso con gli Stati Uniti, né piani per futuri negoziati sotto un blocco “genocida”, a L’Avana, Cuba, il 7 settembre 2026. (Immagine illustrativa)
L’amministrazione Trump spera di creare una situazione volta a costringere la leadership cubana verso un’apertura politica ed economica che trasformerebbe l’isola in un partner dipendente degli Stati Uniti. O addirittura in una tutela, come avviene in Venezuela. Le conseguenze sono visibili: interruzioni di corrente di 20-22 ore al giorno all’Avana, carenze critiche di cibo e medicine, e tensioni sociali con manifestazioni. Molti cubani sono stati rimandati sull’isola da Washington e l’esodo continua, fortemente ridiretto verso l’America Latina. La questione del futuro di Cuba viene ovviamente sollevata mentre i progetti di Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio sembrano divergere e la possibilità di un intervento americano incombe, che però non manca di ostacoli. Pur isolata, Cuba mantiene comunque il sostegno, Cina, Russia, Iran.