IL PREZZO MASSIMO E’ UNA NECESSITÀ DI SOPRAVVIVENZA

Il vicepresidente dell’Associazione Nazionale degli Economisti di Cuba (ANEC), Ramón Labañino, ha affermato che il tetto ai prezzi non è la soluzione, ma un palliativo in una guerra economica che, finché il blocco non sarà revocato, continuerà a essere uno strumento inevitabile per impedire che la necessità del popolo diventi un affare e un profitto per pochi.

Labañino ha riconosciuto che, applicata in modo generalizzato, questa misura può generare distorsioni come carenze, deviazione verso l’illegalità e disincentivo per i produttori privati. Tuttavia, ha avvertito che la semplice liberalizzazione dei prezzi non risolve il problema quando l’offerta è insufficiente, citando l’esempio recente dell’olio commestibile: quando il tetto è stato eliminato, il suo prezzo è salito a 5.000 pesos al litro in alcuni territori, una cifra scandalosa che supera il salario minimo mensile e dimostra i limiti di entrambe le strategie senza una produzione solida.

Per l’economista, il nucleo della crisi risiede nel blocco statunitense, una politica che impone un'”economia di guerra” strangolando le importazioni, aumentando i costi e paralizzando la produzione con il suo blocco energetico. Di fronte a questa offensiva che cerca di soffocare la popolazione, Labañino concluse che lo Stato ha il dovere morale di intervenire contro la speculazione, ma sottolineò che lo strumento definitivo richiede la diversificazione dei mercati e il rafforzamento della pianificazione per aumentare davvero l’offerta nazionale.